Collana Tesi

Bisentinum: otium in ripa

Un nuovo (m)argine costruito per la città di Prato

Matilde Masi,

didapress

24x27 cm

64 pagine/pages

ISBN 978-88-3338-147-3


© 2021

Abstract
Autore
 

Matilde Masi  

Matilde Masi, Prato, 1993, architetto. Ha conseguito il diploma di maturità scienti- fica presso il Liceo Carlo Livi di Prato e la laurea in Architettura, seguendo il corso di laurea magistrale a ciclo unico, presso il dipartimento di Architettura dell’Universi- tà degli Studi di Firenze, discutendo la tesi presentata in questo volume nell’A.A. 2018-2019.


In queste scritture si parla di pietra e con essa di tattilità, di acqua e di calcoli. Si racconta della storia di una pescaia, chiamata Cavalciotto, che ha segnato l’inizio della città di Prato prima come borgo e poi come città tessile. Un antico margine costruito, limite che ha protetto le case dall’acqua e ne ha sfruttato la resa. Le regole del Cavalciotto sono sta- te nelle menti di Galileo Galilei e del suo allievo Vincenzo Viviani, che ne hanno trascritto i caratteri e compreso la natura.

Ma un luogo non si caratterizza solo per la sua storia, bensì si conno- ta di risonanze emotive legate al paesaggio, di memoria collettiva e del singolo, di tutto ciò che ne costituisce l’identità. Il Cavalciotto è stato per me una fonte di elementi in senso atmosferologico, trovo in esso una forte componente immaginaria. E’ stato il luogo a suggerirmi ar- chitetture massicce che quasi sfociano nell’astrazione, nella dubbia fi- nitezza, atmosfere di colori rosati e necessità di dare alla città una fun- zione perduta: quella dell’otium. Questo luogo predispone all’esercizio dell’otium nel suo significato primo, quello che i latini identificavano come cura del proprio animo. Ecco che mi sono immaginata un nuovo margine costruito in cui leggere e contemplare la natura.

Progettare oggi architetture poderose significa attingere da un’idea di architettura fortemente legata alla qualità della tradizione costrutti- va, all’arcaicità del significato di stabilità come spessore, alla concre- tezza d’espressione e cercare di tradurre tutto ciò attraverso le forme e le tecniche del nostro tempo. Una costruzione moderna assume la ma- terialità della sua antenata, ma vuole arricchirsi di una rinnovata tradi- zione, ricercando una mimesis dei caratteri piuttosto che una ripropo- sizione delle forme storiche, rinnovando il rapporto tra struttura for- male e tettonica del sistema murario.

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