Questa pubblicazione nasce da una ricerca svolta in ambito universitario, all’interno del Laboratorio di Progettazione dell’Architettura V tenuto dal prof. Stefano Lambardi (docente a contratto presso il DIDA – Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze) nell’A.A. 2016/2017 ed ha come focus il tema della ridefinizione del limite tra città storica e periferia. Il piccolo centro di Bagno a Ripoli, alle porte di Firenze, è l’oggetto di queste riflessioni; nello specifico l’area del giardino ‘dei Ponti’ e dei restanti spazi liberi stretti tra via Roma, la collina e il quartiere di Sorgane. A partire dalle proposte progettuali degli studenti, volte a mantenere e potenziare la vocazione sportiva dell’area, l’intenzione è quella di consolidare alcune riflessioni svolte negli anni sul progetto di architettura inteso come strumento d’elezione per la riqualificazione degli spazi marginali delle città consolidate.
Questa pubblicazione nasce da una ricerca svolta in ambito universitario, all’interno di due Laboratori di Progettazione dell’Architettura tenuti dal Prof. Stefano Lambardi (docente a contratto presso il DIDA – Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze) negli A.A. 2014-2015 e 2015-2016 ed ha come focus il tema della ridefinizione del limite tra città storica e periferia. Il piccolo centro di San Quirico d’Orcia è l’oggetto di queste riflessioni, nello specifico l’area fuori la Porta dei Cappuccini, stretta tra l’abitato medievale e la piccola area industriale nata nel secondo dopoguerra, rivolta verso la splendida città di Pienza. A partire dalle proposte progettuali, emerse dal lavoro degli studenti, l’intenzione è quella di consolidare alcune riflessioni svolte negli anni sul progetto di architettura inteso come strumento d’elezione per la riqualificazione degli spazi marginali delle città, nell’epoca della dissoluzione della forma urbis.
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[sottotitolo] => Un progetto sulla soglia della Val d'Orcia
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[titolo] => Il dramma e la poesia
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All’inizio del secolo Ottone Rosai, descrivendo Piazza Torquato Tasso, parla di un luogo in cui risiedono contemporaneamente “il dramma e la poesia”. Volendo dire perché i due termini ci sembrano adatti a definire l’esperienza didattica pubblicata in questo volume, potremo giustificarci argomentando che il “dramma” risiede nell’attuale incapacità che la piazza ha nell’esprimere le potenzialità che possiede, mentre la “poesia” può essere ritrovata nel lavoro generoso e appassionato degli studenti, felicemente sublimata nelle ombre accoglienti che le loro logge sanno promettere a chi le osserva. Il Laboratorio integrato di Architettura e Struttura, incentivando l’esercizio progettuale quale momento operativo utile alla lettura dei luoghi, è servito a trovare risposte plausibili alle criticità emerse. Attraverso l’uso degli strumenti della disciplina architettonica si è voluto riflettere con cura sulla costruzione e la messa in opera delle idee di progetto.
Architettura e Ambiente sono elementi imprescindibili di una dicotomia programmatica indispensabile a generare e realizzare edifici sostenibili e resilienti, in sintonia con il genius loci di un luogo ed ispirati dalle sue caratteristiche morfologiche e climatiche. Da questa riflessione nasce questo libro, frutto della rielaborazione di appunti e lezioni svolte all’interno del Laboratorio integrato di Architettura e Ambiente del Corso di Laurea Magistrale in Architettura del DIdA, tenuto durante l’anno accademico 2020-2021, a partire dalla collaborazione e dal dialogo interdisciplinare tra gli autori docenti dei rispettivi moduli afferenti al Laboratorio: Rosa Romano (Progettazione Ambientale), Carla Balocco (Tecniche del Controllo Ambientale), e Simone Barbi (Progettazione Architettonica).
Frutto di ricerche condotte presso selezionati fondi archivistici di notevole interesse e consistenza documentaria, conservati in importanti istituti pubblici e privati, gli inediti contributi raccolti in questo volume forniscono nuove letture storiche e compositive di una selezione di opere di natura civile, utili a far emergere il contributo della architettura toscana alla cultura del progetto architettonico e urbano del XX secolo.
Questo volume è la riedizione critica di Essenza dell’architettura, testo scritto da Roberto Papini per la prolusione all’anno accademico 1951-1952 alla Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze.
Si tratta di un documento di alto spessore scientifico, redatto da uno dei più importanti critici e storici italiani dell’architettura del XX secolo, corredato da saggi di approfondimento, da un regesto documentario e una selezione di materiali inediti del Fondo Papini, custoditi presso la Biblioteca di Scienze Tecnologiche dell’Università degli Studi di Firenze.
Frutto di ricerche condotte presso selezionati fondi archivistici di notevole interesse e consistenza documentaria, conservati in importanti istituti pubblici e privati, gli inediti contributi raccolti in questo volume forniscono nuove letture storiche e compositive di una selezione di residenze private, utili a far emergere il contributo dell’architettura toscana alla cultura del progetto architettonico e urbano del XX secolo.
Architetto e dottore di ricerca. Dal 2018 è docente a contratto di Progettazione architettonica presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze e dal 2019 svolge attività di ricerca e docenza presso la Università Cattolica “Nostra Signora del Buonconsiglio” di Tirana. Dal 2016 è membro della redazione della rivista scientifica FirenzeArchitettura.