Oggi, più che mai l’innovazione appare l’unica, vera variabile competitiva di imprese e territori. Un’innovazione che si presenta come sistemica, multidimensionale, incrocio di più saperi. All’interno di tale scenario al design spetta un compito importante, come disciplina capace di veicolare, rendere accettabile, promuovere ed esaltare le pratiche innovative. In ciò il designer svolge il ruolo di mediatore tra diversi saperi, integrando i differenti contributi e moltiplicandone gli effetti. Interdisciplinary Design si muove all’interno di questo scenario, presentando contributi di discipline che collaborano a fianco del design nell’analisi e definizione di nuovi prodotti, comunicazione e servizio. Al tempo stesso nella pubblicazione sono raccolti contributi strettamente disciplinari a raffigurare alcune delle molte sfaccettature proprie della cultura del progetto.
Le tesi di dottorato presentate in questo libro ci parlano della specificità della ricerca di design — al centro di più domini disciplinari; come mediazione e catalisi di conoscenze tacite e codificate; in grado di rendere immediatamente applicabili e spendibili le innovazioni tecnologiche; assolutamente non referenziale, ma in rapporto con i bisogni della società; capace di intervenire sulle sfide della contemporaneità; spesso di natura applicata/progettuale; strumentale, ossia rivolta a mettere a punto metodi e strumenti di progetto, e, meno frequentemente, teorica. Ma le ricerche presentate in questo libro ci parlano anche di alcune peculiarità della Scuola Fiorentina di Design, da sempre orientata alle tematiche sociali, da una parte, e, dall’altra, alla ricerca per l’innovazione e alla sperimentazione condotta in stretto rapporto con il sistema produttivo, sia a livello regionale che nazionale.
Tra le sfide della contemporaneità, quella dell’affermarsi di una società in cui persone provenienti da diverse parti del mondo e con culture differenti appare sicuramente la più urgente. Se è vero che per tale realtà non esistono formule valide in assoluto è altrettanto vero che il modello interculturale, sicuramente non facile da realizzare, appare il più corretto e portatore di interessanti sviluppi. In un tale contesto all’Italia, per posizione geografica – in mezzo al mare di mezzo – trascorsi storici, propensione culturale, spetta un importante ruolo. Le migrazioni di massa, la sfida della società in cui persone con storie, usi, modelli di pensiero diversi si confrontano sono un fatto sociale e, come tale, investono ogni settore della cultura. Anche il mondo degli oggetti che ci circondano si presenta sempre più come un panorama variegato in cui le cose, in maniera più o meno esplicita, ci raccontano la loro diversa provenienza.
Argomento di questo volume è il rapporto tra artigianato e design, un tema da sempre proprio della Scuola di Design dell’Università di Firenze, affrontato attraverso i molteplici percorsi e linee di innovazione e alla luce delle trasformazioni socio-economiche che sempre più investono e coinvolgono i territori del progetto. Al centro dell’attenzione la valorizzazione del sapere artigiano come elemento strategico per i processi di innovazione, e come una delle direzioni possibili per la competitività del sistema produttivo italiano. Nel libro si delineano tre possibili scenari che coinvolgono l’identità territoriale, il confronto interculturale, la sperimentazione d’impresa. Tali scenari vengono accompagnati da alcuni saggi introduttivi che forniscono differenti chiavi di lettura sul ruolo del design nel sistema produttivo delle aziende artigiane.
Venti anni di progetti di design per la sostenibilità. Tempo di qualche bilancio. Della sostenibilità abbiamo visto e interpretato la trasformazione. Con il passaggio da un’attenzione inizialmente dedicata a la “selection of material and energy resources with low environmental impact” (Vezzoli, Kohtala, Srinivasan, 2014) al “Product Life Cycle Design or Eco-Design” (Vezzoli, Kohtala, Srinivasan, 2014), con un interesse allargato a tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto e l’applicazione della metodologia della Life Cycle Analisys. E poi i progetti più recenti promossi a partire da cinque anni fa quando è stato creato il Laboratorio di Design per la sostenibilità — LDS, con un’attenzione allargata al “Design for eco-efficent Product-Service Systems”.
Per tradizione il Mediterraneo è stato il luogo dello scambio tra popoli, culture, cose. Oggi il Mediterraneo è anche altro, rotta di flussi migratori che troppo spesso si concludono in tragedia. Ma il Mediterraneo deve tornare ad essere altro, nuovamente mare di mezzo, di sperimentazione di modelli condivisi. In un tale contesto lo sviluppo locale di tutti i territori che si affacciano sul Mediterraneo assume un’importanza centrale. Uno sviluppo equilibrato, sostenibile sul piano ambientale, sociale e culturale. In grado di garantire radicamento e scambi equilibrati.
Le disparità crescenti tra Nord e Sud del mondo, le conseguenze dei cambiamenti climatici e la diffusione di conflitti hanno portato ad un incremento dei flussi migratori. Immediata conseguenza di quanto sopra è l’affermarsi di società plurali in cui individui provenienti da diverse parti del mondo convivono, si confrontano, si mischiano. La mostra e il catalogo "Le cose degli altri" sono la dimostrazione di come dalle discipline del progetto — in questo caso design, fotografia d’autore, illustrazione — può venire un contributo, inevitabilmente parziale, ma comunque importante, su uno dei temi più difficili della contemporaneità, nella diffusione di un modello di società realmente interculturale.
“Ogni giorno il razionalismo cerca di sostituire gli automatismi ai riti. Tende a limitare alle zone più facili il dominio delle forze della natura. […] al di là delle istruzioni per l’uso, gli strumenti e le cose sono, nella vita degli uomini, i mezzi con i quali essi compiono o cercano di compiere il rito della vita e se c’è una ragione per la quale esiste il design, la ragione — l’unica ragione possibile — è che il design riesca a restituire o a dare agli strumenti e alle cose quella carica di sacralità per la quale gli uomini possano uscire dall’automatismo mortale e rientrare nel rito” (Ettore Sottsass, 1962). L’anima delle piccole cose nel lavoro degli ex studenti del Corso di Laurea in Disegno Industriale e Magistrale in Design dell’Università di Firenze.
Circular craft: il contributo del design agli scenari dell’economia circolare, con un’attenzione particolare all’artigianato post produzione industriale.
Il libro affronta le attuali sfide ambientali e sociali soffermandosi sul contributo in termini di sostenibilità delle discipline del progetto – progettazione urbanistica e territoriale, architettura del paesaggio, tecnologia dell'architettura, design. L'approccio interdisciplinare e transcalare rispecchia l'organizzazione del Dottorato in Sostenibilità e innovazione per il progetto dell'ambiente costruito e del sistema prodotto del Dipartimento di Architettura DIDA dell’Università di Firenze.
Giuseppe Lotti, è Professore associato di Disegno industriale.È autore di pubblicazioni sul design e curatore di mostre in Italia e all’estero. Dal 2010 ricopre la carica di direttore del Centro Studi Giovanni Klaus Koenig, è vicepresidente del Corso di Laurea in Disegno Industriale dell’Università di Firenze e direttore scientifico dei Laboratori di Design per la Sostenibilità e di Comunicazione e Immagine del Dipartimento di Architettura.È autore e curatore di pubblicazioni sulle tematiche del design per i sistemi territoriali di imprese, con i Sud del Mondo, per la sostenibilità. Attualmente è coordinatore del progetto UE Tempus 3D - Design pour le développement durable des productions artisanales con partner europei e tunisini.