Tra le sfide della contemporaneità, quella dell’affermarsi di una società in cui persone provenienti da diverse parti del mondo e con culture differenti appare sicuramente la più urgente. Se è vero che per tale realtà non esistono formule valide in assoluto è altrettanto vero che il modello interculturale, sicuramente non facile da realizzare, appare il più corretto e portatore di interessanti sviluppi. In un tale contesto all’Italia, per posizione geografica – in mezzo al mare di mezzo – trascorsi storici, propensione culturale, spetta un importante ruolo. Le migrazioni di massa, la sfida della società in cui persone con storie, usi, modelli di pensiero diversi si confrontano sono un fatto sociale e, come tale, investono ogni settore della cultura. Anche il mondo degli oggetti che ci circondano si presenta sempre più come un panorama variegato in cui le cose, in maniera più o meno esplicita, ci raccontano la loro diversa provenienza.
Venti anni di progetti di design per la sostenibilità. Tempo di qualche bilancio. Della sostenibilità abbiamo visto e interpretato la trasformazione. Con il passaggio da un’attenzione inizialmente dedicata a la “selection of material and energy resources with low environmental impact” (Vezzoli, Kohtala, Srinivasan, 2014) al “Product Life Cycle Design or Eco-Design” (Vezzoli, Kohtala, Srinivasan, 2014), con un interesse allargato a tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto e l’applicazione della metodologia della Life Cycle Analisys. E poi i progetti più recenti promossi a partire da cinque anni fa quando è stato creato il Laboratorio di Design per la sostenibilità — LDS, con un’attenzione allargata al “Design for eco-efficent Product-Service Systems”.
Questo progetto nasce dal lavoro svolto dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze, l’Università Federico II di Napoli, l’associazione TIWIZI e l’associazione svizzera Matter of Act. Questa cooperazione è volta a sviluppare delle proposte di progetto per l’urbanizzazione e la gestione sostenibile del territorio di Asni. A partire dal 2015 si sono svolti due workshop residenziali ad Asni a cui hanno partecipato una cinquantina di studenti ed una decina di professori e ricercatori universitari afferenti a diverse discipline: dalla tecnologia de materiali e dei sistemi costruttivi, alla composizione architettonica alla progettazione urbana e del paesaggio, all’idraulica, al design sociale.
Le disparità crescenti tra Nord e Sud del mondo, le conseguenze dei cambiamenti climatici e la diffusione di conflitti hanno portato ad un incremento dei flussi migratori. Immediata conseguenza di quanto sopra è l’affermarsi di società plurali in cui individui provenienti da diverse parti del mondo convivono, si confrontano, si mischiano. La mostra e il catalogo "Le cose degli altri" sono la dimostrazione di come dalle discipline del progetto — in questo caso design, fotografia d’autore, illustrazione — può venire un contributo, inevitabilmente parziale, ma comunque importante, su uno dei temi più difficili della contemporaneità, nella diffusione di un modello di società realmente interculturale.
Circular craft: il contributo del design agli scenari dell’economia circolare, con un’attenzione particolare all’artigianato post produzione industriale.
Questo progetto nasce dal lavoro svolto dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze insieme all’Università Federico II di Napoli, all’associazione TIWIZI e all’associazione svizzera Matter of Act. Una cooperazione è volta a sviluppare alcune proposte per l’urbanizzazione e la gestione sostenibile del territorio di Asni in Marocco. Tra il 2015 e il 2016 si sono svolti tre workshop residenziali a cui hanno partecipato una sessantina di studenti e una decina tra professori e ricercatori universitari afferenti a diverse discipline: dalla tecnologia dei materiali e dei sistemi costruttivi, alla composizione architettonica, alla progettazione urbana e del paesaggio, all’idraulica, al design sociale. Gli studenti hanno potuto sperimentare un metodo di lavoro basato su un approccio partecipativo con le comunità locali, grazie alla mediazione dell’associazione Tiwizi e delle istituzioni
Debora Giorgi, architetto, PhD, è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze, opera nel Laboratorio di Design per la sostenibilità occupandosi di progettazione per e con i territori e nell’ambito della cooperazione internazionale con esperienze di coordinamento didattico, insegnamento e workshop di progetto in Algeria, Marocco, Tunisia, Etiopia, Yemen, Giordania, anche come consulente UNESCO. Lavora da oltre venti anni nell’ambito della progettazione e valutazione per i principali donors internazionali (UE, UNESCO, UNCCD, FAO, ecc.). È autrice di pubblicazioni sulle tematiche di riferimento.