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[created_on] => 2020-09-30 06:46:44
[titolo] => Around the walls
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In its delicate religious crossroads, with its reflections of political issues which here assume the size of a more physical than moral fact, and in its division of its unity, Jerusalem is a city capable of carrying the strength of a remote spatiality whose traces become one with the re-worked topography over time from architecture. There is an underlayer which has had the force of various moments of conquest overlapping on top of it, transforming it, over the centuries, with regards to its topological fortuity of a living organism. Within this teeming vagueness, we can catch sight of “fires” of urban recognizability. This is a city where the perspective is absent, where a glimpse is a conquest, where everything is not announced but “found” in its compactness of an absorbing mass — with some rare and impressive exceptions — every emergence within a uniform body, where empty space are nothing more than its subtractions.
Il libro raccoglie il segmento più recente della ricerca progettuale dell’autore. Ricerca che indipendentemente dalle categorie attraverso le quali viene presentata, ovvero Archeologia, Sacro, Comunità e Urbano, si muove all’interno di una serie di modalità compositive ricorrenti che prescindendo dai diversi temi percorsi, vanno a costituire una sorta di generale sfondo di riferimento contro il quale i vari progetti si confrontano. Interpretazione, memoria, topografia, paesaggio, ma anche disegno, carattere, identità e appropriatezza, sono solo alcune delle componenti di questo sfondo, che volutamente non vuole andare a costituire una generale teoria di riferimento, quanto piuttosto, un’attitudine, una pratica, un approccio, basati solo su una possibile poetica legata al frammento.
Nulla più della rovina architettonica ha la capacità di mostrare la forza dell’essenza spaziale della forma. Nella sua nudità, al di là dell’incarnazione dell’aspetto visibile di una condizione che possiamo solo ricostruire e immaginare, essa riesce a mostrarci qualcosa di molto più profondo della sua semplice immanenza. Può offrirci, infatti, gli aspetti legati al funzionamento architettonico, svelando come la tecnica può essere all’origine di ciò che noi oggi vediamo, oppure essere capace di liberare il guizzo di una tensione solitamente sepolta dalla geometria, o semplicemente occultata dalla forza della materia, così come può rendere palese la circolazione dei molti sistemi vitali che normalmente si nascondono nelle profondità della massa di un edificio.
La piazza, oltre al luogo della quotidiana manifestazione di fisicità, scenario del qui e ora della vita dei diversi abitanti di una città, è anche un luogo dell’astrazione, uno spazio dell’immaginario, una rappresentazione del simbolo. La piazza è una forma del vuoto ma anche un paradigma della mente, uno spazio nel quale l’astrazione della geometria può mettere a nudo misura, proporzione e ritmo. La piazza è anche un luogo ideale rincorso da tempo immemore quale fonte di civiltà, la cui rappresentazione, affida alle materie e alla loro reciproca interazione, la chiarezza dei simboli che veicola, mentre il suo spazio incarna il luogo deputato all’incontro e allo scambio nel quale si fondono memorie, tradizioni, simboli e riti e dove si costruisce identità e carattere.
Fabio Fabbrizzi è Professore Associato di Progettazione Architettonica e Urbana presso il DIDA Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze. Da molto tempo la sua ricerca teorica e progettuale si addentra nel rapporto tra memoria e contemporaneità nella sensibile interpretazione progettuale dei caratteri e delle identità offerti dai diversi luoghi. Autore di numerosi testi e pubblicazioni scientifiche sul progetto d’architettura e sui suoi molti aspetti, insegna Progettazione Architettonica presso il DIDA Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze, Allestimento e Museografia presso la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio dell’Università degli Studi di Firenze, nonché Progettazione degli Spazi Espositivi all’Accademia di Belle Arti di Firenze.
In seguito alle molte relazioni di insegnamento e di scambio con prestigiose scuole di architettura nel mondo, molti dei suoi attuali interessi nell’ambito della disciplina progettuale, scaturiscono da sinergie con gruppi di ricerca internazionali.