Antonio Sant'Elia e l' architettura del suo tempo
Atti del convegno internazionale
a cura di
ezio godoli
Le forzature che hanno accompagnato la costruzione negli anni 1930 del mito di Sant’Elia pioniere dell’architettura moderna, hanno orientato il successivo dibattito critico, alimentando come reazione una sterile polemica sulla sua appartenenza al Futurismo, condizionata da pregiudizi ideologici e culturali. Ad una storicizzazione tendenziosa che ha inteso confinare la sua produzione nell’area di un tardo Liberty influenzato dalla scuola viennese di Otto Wagner, si è accompagnata una interpretazione riduttiva dei disegni della Città nuova come scenografie ispirate all’immaginario metropolitano statunitense.
L’approfondimento delle relazioni tra alcune delle tendenze dominanti nella architettura italiana e europea nei primi anni del XX secolo e l’opera di Sant’Elia, proposto nei saggi che costituiscono questo volume, non intende ridimensionarne l’apporto originale, ma collocarla nel suo tempo ampliandone il campo dei riferimenti culturali. Da queste analisi emerge la capacità dell’architetto comasco di fondere in un crogiuolo spunti derivati dagli albi della Wagnerschule, da Josef Hoffmann e dai suoi migliori allievi, dagli ultimi fuochi dell’orientalismo, dal filone del gigantismo visionario che ha collegato a fonti viennesi e tedesche diversi protagonisti dell’architettura italiana prima della guerra del 1914-1918, per ricavarne soluzioni compositive, ma anche tecnologiche, decisamente innovative.
La rilettura dei disegni per la Città nuova, alla luce dei temi dominanti nel dibattito sulla metropoli moderna negli anni in cui si stavano gettando in Italia le fondamenta della disciplina urbanistica e delle proposte elaborate per rimediare ai ‘mali’ della grande città (e in particolare di Milano), consente di sottrarli alla sfera del puro esercizio visionario e di riconsiderarli come risposte praticabili e non prive di efficacia, sebbene in anticipo sui tempi, ad alcune delle esigenze individuate dal dibattito contemporaneo come prioritarie nel perseguire il risanamento igienico, la razionalizzazione, il miglioramento delle condizioni di vita nelle grandi agglomerazioni urbane.
Ezio Godoli, professore ordinario, ha insegnato storia dell’architettura nella Facoltà di architettura dell’Università di Firenze. Tra le sue numerose pubblicazioni dedicate al futurismo si segnalano Guide all’architettura moderna. Il Futurismo (Roma – Bari 1983) e Il futurismo e la grafica (Milano 1988, con G. Fanelli). Ha curato i due volumi degli scritti di Virgilio Marchi (Firenze 1995 e 1997, con M.Giacomelli); il catalogo della mostra La metropoli futurista progetti  im-possibili. Disegni e ricostruzioni virtuali (Firenze 1999); Il Dizionario del Futurismo (Firenze 2001, 2 voll.); gli atti del convegno Il Manifesto dell’architettura futurista di Sant’Elia e la sua eredità (Mantova 2014, con M.Giacomelli e A.Pelosi). Ha curato le sezioni di architettura delle mostre sul Futurismo a Kassel e Valencia (1990), Napoli (1996), Livorno (2000), Roma (2001), Dortmund (2002), Mosca (2008).
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